mercoledì, Febbraio 21, 2024
CinemaHokage e Oppenheimer

Hokage e Oppenheimer

Un film uscito nell’estate del 2023 che parla della bomba atomica... se riuscite a pensare solo ad Oppenheimer dovete correre a vedere Hokage di Shin'ya Tsukamoto!

Un film uscito nell’estate del 2023 che parla della bomba atomica… se riuscite a pensare solo ad Oppenheimer dovete correre a vedere Hokage di Shin’ya Tsukamoto!

Hokage (“Ombra di fuoco”) è infatti un film giapponese altrettanto degno di nota, presentato lo scorso settembre al Festival del cinema di Venezia e che, noi di Neon, abbiamo avuto l’onore di vedere in anteprima, in sala con il regista Shinya Tsukamoto e alcuni degli interpreti. 

Hokage (2023) di Shinya Tsukamoto

Hokage e Oppenheimer: due facce della stessa medaglia

Entrambi i film trattano della Seconda guerra mondiale ma, se Oppenheimer parla del fisico che ha creato la bomba atomica, in Hokage conosciamo chi ne ha subito le conseguenze:

«Il film narra di un fuoco e delle ombre in continuo movimento che questo proietta tutto intorno, ma soprattutto delle persone che vivono nascoste tra queste ombre. Il titolo di lavorazione era “Il progetto del dopoguerra”. Dato che il mondo si sta allontanando dalla pace, mi sono sentito in dovere di girare questo film, come se fosse una preghiera», ha dichiarato Shin’ya Tsukamoto.

Con queste parole il regista giapponese vuole mettere in chiaro che il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki non è stato un disastro circoscritto alle giornate dell’attacco. Le vittime della guerra non sono solo coloro che hanno perso la vita il 6 e il 9 agosto del ‘45, tutt’altro. I protagonisti di Hokage sono proprio i sopravvissuti, coloro che tenderemmo a considerare fortunati e che, invece, devono convivere con il fantasma della strage. Le ombre a cui allude Tsukamoto sono infatti le conseguenze della guerra, che persistono anche dopo la fine del conflitto mondiale.

Uno dei personaggi di Hokage è un bambino orfano di guerra, che nella sua vita non ha visto niente, se non la morte, il fuoco e la povertà. La sua condizione di vita non è stata determinata dalla sua volontà ma dalle azioni di altri: tra questi troviamo J. Robert Oppenheimer.

Oppenheimer (2023) di Christopher Nolan

Nolan ci spiega cosa è accaduto, Tsukamoto ce lo mostra in silenzio

I due film presentano due punti di vista sullo stesso momento storico ma, mentre Nolan si concentra sui momenti precedenti all’accaduto (la vita di Oppenheimer e la creazione dell’ordigno), in Hokage viene mostrato il mondo dei protagonisti dopo lo scoppio della bomba atomica. Questo perché in Oppenheimer c’è bisogno di “spiegare a parole” tutto quello che succede, quasi a voler giustificare l’accaduto. In Hokage non serve, lo spettatore trae le sue conclusioni senza nessun “aiuto” da parte del regista. Le immagini e i comportamenti dei personaggi parlano da soli.

L’isolamento

Un elemento comune ai due film è il momento dell’isolamento: Los Alamos per quanto riguarda Oppenheimer (alla fine del film) e la casa/taverna della ragazza in Hokage come unico ambiente iniziale. In entrambi rappresentano un ingannevole “spazio sicuro” poiché in Oppenheimer si tratta di un luogo dove è stata creata l’arma di sterminio di massa più disumana e brutale di tutti i tempi. In Hokage è un luogo dove la ragazza è costretta a vendere il suo corpo, ad annullarsi per continuare a vivere/sopravvivere.

Le armi come simbolo di violenza e di potere

L’unica arma che vediamo sullo schermo in Hokage è una pistola, la stessa che prima farà sentire il bambino importante e che poi distruggerà la sua ultima ragione di vita. Questo va interpretato come una metafora: ogni arma rappresenta una minaccia per la nostra vita, anche se non ci colpisce in prima persona. Per il bambino quella pistola e la bomba atomica hanno cambiato in modo indelebile la sua vita senza alcuna differenza.La bomba atomica non ha distrutto il mondo per chi non ne ha subito le conseguenze: i reduci di guerra e la ragazza non hanno futuro, così come il bambino che sopravvive ma ha perso tutto. Forse però il bambino è il simbolo della speranza di Tsukamoto nelle nuove generazioni che, rifiutando la guerra, possono riuscire a costruire la propria vita in una società dove, pur sapendo come fare, nessuno vorrà distruggere il mondo.

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