giovedì, Febbraio 22, 2024
CinemaSuso Cecchi d’Amico

Suso Cecchi d’Amico

senza di lei il mondo non avrebbe mai visto Ladri di biciclette

Figlia dello scrittore Emilio Cecchi e della pittrice Leonetta Pieraccini, Suso Cecchi d’Amico ha iniziato la sua carriera nel cinema negli anni ’40 e ha lavorato con i più grandi registi italiani. Alcuni dei suoi primi lavori importanti furono i film La terra trema con Luchino Visconti e Ladri di biciclette con Vittorio De Sica, entrambi usciti nel 1948.

Suso Cecchi d’Amico (pseudonimo di Giovanna Cecchi d’Amico) nasce nel 1914 a Roma, dove frequenta il Lycée Chateaubriand, una scuola superiore francese. Dopo il liceo decide che il percorso universitario non fa per lei e, grazie alla conoscenza delle lingue, inizia ad aiutare il padre con alcune traduzioni di opere teatrali dal francese all’inglese. Questo per Suso rappresenta il primo approccio al mondo della sceneggiatura, anche se non ancora per il grande schermo. 

Suso Cecchi d'Amico

I primi esordi come sceneggiatrice

La prima sceneggiatura a cui prese parte fu quella di Avatar. E no, non stiamo parlando della saga cinematografica di James Cameron bensì di una commedia romantica ambientata a Venezia, tratta da un racconto di Théophile Gautier (scrittore e poeta romantico francese). 

«Ci lavorammo in quattro: Moravia, Flaiano, Castellani e io. Si trattava di persone che già conoscevo; a casa Cecchi capitavano tutti. Moravia, quando venne la prima volta, era un ragazzo. Castellani aveva due film alle spalle, Un colpo di pistola, che era stato una grande rivelazione, e Zazà, cui aveva partecipato anche Moravia, il quale aveva già fatto cinema con Soldati».

Tuttavia il progetto fu abbandonato e non si arrivò alla stesura di una vera e propria sceneggiatura ma ciò rappresenta un punto di svolta nella vita di Suso: ella si innamorò di questo ‘nuovo modo di scrivere’ e decise, forse inconsciamente, che non avrebbe più smesso. Solo tre anni dopo partecipò alla scrittura Ladri di biciclette, vincitore del premio Oscar nel 1950 come Miglior Film Straniero e nominato per la Miglior Sceneggiatura non originale (anche se il premio per la sceneggiatura sarebbe andato a Zavattini poiché egli scrisse anche il soggetto del film). 

Ladri di biciclette

Il suo stile chiaro e la sua abilità nel creare dialoghi ricchi e profondi hanno contribuito a rendere memorabili molte opere cinematografiche italiane. Un esempio è Ladri di biciclette di Vittorio De Sica: la scena finale del film è ciò che lo ha reso un’opera d’arte, facendo la storia del cinema. Ma lo sapevi che partì tutto da un’idea di Suso? Ebbene sì, durante la stesura della sceneggiatura si arrivò ad un ‘blocco’ e nessuno sapeva come portare avanti la storia (nemmeno De Sica!). Ladri di biciclette contò un totale di ben sette sceneggiatori ma fu grazie alla creatività immaginativa di Suso se oggi abbiamo una conclusione indimenticabile.

Secondo Suso: “Uno sceneggiatore non è uno scrittore; è un cineasta e, come tale, non deve rincorrere le parole, bensì le immagini. Deve scrivere con gli occhi.” Per questo Suso andava a cercare l’ispirazione tra la gente, camminando ogni giorno per Villa Borghese con il suo amato cagnolino, osservando le persone e le connessioni tra queste. 

E ladri di quadri…

Nel libro Suso Cecchi d’Amico. Storie di cinema (e d’altro) la nipote e scrittrice Margherita d’Amico riporta un aneddoto raccontato dalla nonna: dopo aver subito un furto di quadri di valore, Suso iniziò a scrivere il film Nella città l’inferno e a frequentare coloro che sarebbero stati i veri protagonisti del film.

«Per la verità io avevo avuto molti rapporti con i ladri di professione, gente seria. Li avevo conosciuti e frequentati per un film che scrissi per Castellani e la Magnani […].

Le ladre – perché soprattutto ladre conobbi – furono con me di una lealtà a tutta prova. Una di loro venne anche qualche volta a darmi una mano in casa, e parecchie recitarono nel film di Castellani. Ci fossero state ancora loro, i quadri non li avrebbero presi, o li avrei ritrovati subito, perché i ladri di professione si conoscevano tutti fra loro. […] Ma quella era una categoria destinata ad estinguersi. E quanto le cose fossero cambiate lo seppi pochi anni dopo, quando chiesi aiuto per un furto in casa di Bruna Parmesan. “È cambiato tutto,” mi dissero. “Non controlliamo più la situazione. Ora lavorano gli studenti, gli operai, i muratori e soprattutto i drogati. Abbiamo tutti dovuto cambiare mestiere”».

Senza l’autenticità e la curiosità di Suso molti film-capolavori del nostro paese non sarebbero stati tali o addirittura non avrebbero mai visto la luce. Suso è stata infatti una delle personalità che più ha contribuito a rendere il cinema italiano una materia di studio per il resto del mondo e per le generazioni successive ma, purtroppo, in pochi lo riconoscono.

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